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La galleria Crag – Chiono Reisovà art gallery è lieta di presentare I cieli in una stanza, mostra personale dell’artista Federico Caputo (Sanremo, 1995) dal 15 settembre al 15 ottobre 2022, nella sede di via Giolitti 51/A, Torino.

Questa mostra nasce dalla condivisione di una scoperta.

Tutto è iniziato con l’acquisto d’impulso di un album di fotografie contenente una raccolta di cartoline stampate durante il periodo del colonialismo dalla ditta “Fotocelere” di Torino. Le immagini erano tratte da scatti di Aldo Baratti che all’epoca viveva in Etiopia, dove aveva lo studio fotografico.

Il fascino delle fotografie di Baratti, che con lo sguardo occidentale aveva ritratto un’Africa da sogno, ci ha portati a riflettere su quale immaginario avessero suscitato queste cartoline distribuite tra il 1930 e il 1935 in Italia, e quanto siano interessanti ancora oggi.

 

photo di Davide D’Ambra

Le tematiche delle cartoline rimandano a differenti serie, tra cui i corpi con i seni scoperti delle ragazze bilene, chiamate “Veneri nere”: il nostro pensiero è andato al “madamato” e poi ancor oggi alle spose bambine. Altre serie raffigurano guerrieri in posa altera, scene di lavoro e di quotidianità, feste e cerimonie religiose. Tutto ciò spesso ripreso in mezzo ad una natura meravigliosa con sullo sfondo il gigante sicomoro e la fila di elefanti che incede passo dopo passo.

Le nostre conversazioni, stimolate dalle cartoline, s’incalzavano via via che si approfondiva l’appassionante ricerca intorno al tema Etiopia. Federico Caputo ha raccolto i pensieri, l’immaginario, le note storiche fino a realizzare le opere in mostra. Abbiamo avuto la consapevolezza di come spesso sia difficile ripensare alla storia se non per stereotipi, cosicché il nostro dialogo si è arricchito di un’ulteriore analisi grazie alla collaborazione di Nicola Imoli e di un testo di Michela Mivida Di Meo, antropologi.

Dopo questo periodo di ricerca e riflessione, Federico ha realizzato le sue opere intersecando liberamente le immagini delle cartoline con la sua pratica artistica, la sua storia personale e quella collettiva con richiami al mondo della canzone. Ricamo dopo ricamo, ha sovrapposto i suoi pensieri e le immagini fino a fissare con il filo e la lentezza del gesto una stratificazione tra il passato e la vita più recente. Le opere sono quadri ricamati a mano su stampe serigrafiche, talvolta racchiuse in teche fosforescenti, evidenziando così la barriera tra il passato e il presente, tra il gesto intimo e antico del cucire con lane e fili preziosi e i contenitori fluo come i colori della palette dell’artista. In questo modo Federico Caputo, in continuità con il suo lavoro, ha inserito i suoi temi cari, tra cui le figure iconiche degli anni ’60 che dominano la scena, rimanendo legato a quel senso di nostalgia che pervade le sue opere, non cadendo in questo modo in prevedibili soluzioni. È così che nasce l’opera guida della mostra, nella quale l’artista s’immagina seduto sotto al grande sicomoro a contemplare un cielo immenso ascoltando “il cielo in una stanza” di Gino Paoli, in una dimensione senza tempo.

“Quando sei qui con me, questa stanza non ha più pareti, ma alberi, alberi infiniti…”

 

Si ringraziano gli antropologi Nicola Imoli e Michela Mivida Di Meo per il testo a supporto della mostra e per il loro entusiasmo nella partecipazione al progetto.

 

Photo di Davide D’Ambra

 

Nicola Imoli (Vicenza, 1988)

Nicola Imoli dopo una laurea triennale in Lingue, letterature e culture del Mediterraneo (Arabo e Hindi) si è laureato in Antropologia culturale all’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sul paesaggio condiviso da pastori e miniere nel deserto del Gobi, in Mongolia meridionale. Si è interessato in particolare allo studio dei fenomeni di mutamento sociale tramite le lente offerte dall’antropologia del paesaggio e delle forme di abitazione. Attualmente è dottorando presso l’Università di Torino.

Michela Mivida Di Meo (Rodi, 1988)

Di madre greca-etiope e padre italo-etiope, Michela cresce ad Atene fino al trasferimento in Italia, a Desenzano del Garda, dove frequenta l‘intero ciclo scolastico fino a laurearsi in Filosofia, a Verona. Conseguita la specializzazione in Antropologia culturale, durante gli studi universitari si avvicina al pensiero della differenza sessuale. Attualmente abita a Padova. Le piace pensare alla scrittura come il respiro della vita. Il suo racconto, Ston afro, ston afro tis thalassa, ha vinto il Terzo Premio della XI edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre.

 

Federico Caputo – Biografia

 Federico Caputo (Sanremo, 1995) ha studiato pittura all’Accademia Albertina di Torino, dove vive e lavora.

La sua pratica artistica è caratterizzata da un forte interesse per l’estetica della fibra e delle arti tessili. Il giovane artista utilizza sia materiali naturali che sintetici, con il ricamo tradizionale e la sartoria italiana come suoi principali punti di riferimento. La ricerca formale viene unita a quella sostanziale, passando in particolare dalla cultura italiana degli anni’60 a figure e oggetti pop contemporanei.

 

per visionare le opere federico caputo works